M A M M A L U N A
di denise vannucchi
Ai nostri ragazzi viene giustamente insegnato quanto sia importante studiare, laurearsi, trovare un lavoro, “diventare qualcuno”.
Ancora più importante è però spiegare loro cosa sia veramente la vita, quali strumenti servano per affrontarla, cosa verrà loro chiesto nel corso degli anni.
Per fare scelte consapevoli, a misura della propria persona, bisogna aiutarli a capire chi sono, soprattutto per far loro comprendere quali siano i propri bisogni e cosa possano a loro volta dare, conoscere i propri pregi e difetti e come gestirli.
Da adulti lo abbiamo ben imparato, sull’esperienza delle nostre scottature, che ci hanno fatto fare chissà quante e quali cadute.
Non è giusto però imporre la nostra esperienza e conoscenza affinché non facciano i nostri errori; quella è stata la nostra storia, non la loro.
E’ vitale e costruttivo che ne facciano di propri, che è poi l’unico modo per capire quale scelta fare la volta successiva.
E’ importante invece che siano provvisti del necessario per affrontare le difficoltà ed i piaceri che incontreranno: autostima con umiltà, spirito di osservazione ed elasticità mentale, essere se stessi.
Purtroppo non ci sono d'aiuto strumenti potenti quali il commercio ed i media che tendono a uniformare e compattare la gente (la parola "gente" non mi è mai piaciuta, perché mi fa pensare ad un’unica massa di persone, sacrificando il singolo), con offerte allettanti che crediamo di scegliere liberamente e spesso non ci accorgiamo di essere schiavi di questi meccanismi, schemi costruiti per il bene di pochi.
Se cambi percorso, se sei fuori dal coro, se vuoi vivere libero di ragionare a modo tuo, se tanto così sei originale nelle scelte e pensieri, vieni visto come un alieno, uno “sfigato” e ti puntano il dito contro.
E così, per citarne uno molto grave ed attuale, abbiamo sotto gli occhi quell’orribile fenomeno che è il bullismo, tra i nostri giovani.
Da dove credevate provenisse?
Non è solo frutto di condizionamenti esterni, ma di un assorbimento di messaggi che pure noi genitori trasmettiamo loro.
Se impreco (a ragione o a torto) contro ogni manovra che fanno gli autisti che si trovano davanti a me quando, con il ragazzino a bordo, uso la macchina…?
Se si discute a tavola, a pranzo o cena con i ragazzi seduti accanto a mamma e papà, di quanto è stupido il collega o di ogni magagna accadutami sicuramente ingiustamente durante la giornata…?
Se invece di godermi una bella gita con i miei cari, brontolo del mondo intero con chiunque mi sia accanto, dichiarando che solo io so fare bene le cose….?
Cosa posso insegnare a mio figlio….?
Oltre a trasmettergli messaggi molto negativi, temo che pure lui sarà bersaglio delle nostre ed altrui critiche, facendolo così sentire inadeguato e insicuro, caratteristiche che potrebbero renderarlo a sua volta prepotente e aggressivo con i coetanei e gli stessi adulti.
Per prima cosa dobbiamo cambiare il nostro atteggiamento.
Non ci sono scuse.
Non cambieremo il mondo, certi tentativi di manipolazione resisteranno a lungo, ma nostro figlio avrà accanto un esempio di un certo tipo, ed il seme che si è piantato in lui pian piano crescerà…
Gli abeti
Una pigna gonfia e matura si staccò da un ramo di abete e rotolò giù per il costone della montagna, rimbalzò su una roccia sporgente e finì con un tonfo in un avvallamento umido e ben esposto.
Una manciata di semi venne sbalzata fuori dal suo comodo alloggio e si sparse sul terreno.
“Urrà!” gridarono i semi all’unisono. “Il momento è venuto!”
Cominciarono con entusiasmo ad annidarsi nel terreno, ma scoprirono ben presto che l’essere in tanti provocava qualche difficoltà.
“Fatti un po’ più in la, per favore!”
“Attento! Mi hai messo il germoglio in un occhio!”
E così via.
Comunque, urtandosi e sgomitando, tutti i semi si trovarono un posticino per germogliare.
Tutti meno uno.
Un seme bello e robusto dichiarò chiaramente le sue intenzioni: “Mi sembrate un branco di inetti! Pigiati come siete, vi rubate il terreno l’un con l’altro e crescerete rachitici e stentati. Non
voglio avere niente a che fare con voi. Da solo potrò diventare un albero grande, nobile e imponente. Da solo!”.
Con l’aiuto della pioggia e del vento, il seme riuscì ad allontanarsi dai suoi fratelli e piantò le radici, solitario, sul crinale della montagna. Dopo qualche stagione, grazie alla neve, alla
pioggia e al sole divenne un magnifico giovane abete che dominava la valletta in cui i suoi fratelli erano invece diventati un bel bosco che offriva ombra e fresco riposo ai viandanti e agli
animali della montagna. Anche se i problemi non mancavano.
“Stai fermo con quei rami! Mi fai cadere gli aghi.”
“Mi rubi il sole! Fatti più in là…”
“La smetti di scompigliarmi la chioma?”
L’abete solitario li guardava ironico e superbo.
Lui aveva tutto il sole e lo spazio che desiderava.
Ma una notte di fine agosto, le stelle e la luna sparirono sotto una cavalcata di nuvoloni minacciosi. Sibilando e turbinando il vento scaricò una serie di raffiche sempre più violente, finché devastante sulla montagna si abbatté la bufera.
Gli abeti nel bosco si strinsero l’un l’altro, tremando, ma proteggendosi e sostenendosi a vicenda.
Quando la tempesta si placò, gli abeti erano estenuati per la lunga lotta, ma erano salvi.
Del superbo abete solitario non restava che un mozzicone scheggiato e malinconico sul crinale della montagna.
Dio non ha creato “io”. Ha creato “noi”.
(“C'è ancora qualcuno che danza” di Bruno Ferrero)
come la luna verso la terra, osserviamo i nostri figli crescere...
ecco come influenzarli in modo positivo,
affinchè gli uomini e le donne di domani siano migliori